Come nasce la violenza
Il contesto in cui nasce la violenza
Parlare solo di violenza contro le donne è una scelta precisa di Falenablu: la disparità e lo sbilanciamento delle relazioni tra uomini e donne è, nelle nostre convinzioni, il primo squilibrio delle società. Lavorando in questo ambito, Falenablu non nega l’esistenza di un forte fenomeno di violenza contro gli uomini o contro altre categorie. La scelta che socie e soci hanno eseguito dopo attenta riflessione promuove lo spostamento di quell’ago della bilancia che, per fattori culturali e comportamentali indotti, rimane tutt’oggi spostato da una parte sola.
Consapevoli che tale sbilanciamento sia dannoso sia per gli uni che per le altre, consapevoli che nella famiglia, nella scuola e nella società intera manchino occasioni formative adatte e aggiornate e stimoli culturali che portino il cambiamento, Falenablu opera per disseminare azioni culturali a favore della consapevolezza.
La normativa europea definisce il principio di pari opportunità come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse al genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale.
Il sessismo si diffonde attraverso il linguaggio, l’educazione, i media e la cultura stessa di un popolo facendo acquisire a certi comportamenti un principio “naturalizzante”, che li rende naturali o normali. L’educazione alle pari opportunità è il mezzo più efficace per smuovere il cambiamento all’interno di una cultura non paritaria.
In un’Italia che apparentemente riconosce la piena parità di diritti a tutte/i, il costante riaffermarsi di vocabolari violenti, di ragionamenti non equi e di crimini di natura sessista ci costringe a interrogarci sulla reale diffusione dei valori di libertà ed eguaglianza.
Per capire come nasce la violenza di genere è necessario avviare un discorso aperto, che abbatta i pregiudizi e provi a capire quali strumenti mettere in campo per sradicare le disparità di genere che ancora oggi si annidano dietro un finto raggiungimento della piena parità.
Alcuni dati storici
2 Giugno 1945
Prime elezioni a cui prendono parte le donne, di cui viene registrata una grande affluenza contrariamente a quello che era il pensiero diffuso sull’indifferenza femminile per la politica;
1946
Viene emesso il decreto per l’eleggibilità delle donne
1960
Accordo per la parità di salario uomo-donna
1963
Legge di divieto di licenziamento per causa di matrimonio; legge per l’accesso delle donne a tutte le carriere, anche la magistratura; concessione di una minima pensione facoltativa, raggiungibile all’età di 65 anni
1970
Approvazione della legge sul divorzio. Dopo il referendum sul divorzio (1974), dopo la riforma del diritto di famiglia (legge 151/1975), e dopo il referendum sull’aborto, dunque davvero molto tempo dopo le dette sentenze, le disposizioni sul delitto d’onore sono state abrogate con la legge n. 442 del 5 settembre 1981.
La violenza è trasversale a tutte le classi sociali, etnie e religioni. Non esistono determinismi sociali che rendono gli uomini più o meno violenti. Ricchi o poveri, bianchi o neri, occupati o disoccupati, cristiani o musulmani: non ci sono categorie di uomini buoni contro uomini cattivi. Gli uomini violenti agiscono deliberatamente, non sono alcolizzati e non hanno disturbi mentali: solo il 10% ha problemi di dipendenze o patologie psichiche.
Sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito qualche forma di violenza nella loro vita, lo rende noto l’Istat nell’ indagine “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia” relativa al quinquennio che include il 2014 (pochi anni fa dunque).
La violenza sessuale resta la forma più diffusa (21%), affiancata da quella fisica (20,2%) e dallo stalking (16,1%). La violenza cui bambine e bambini sono sottoposti ha un impatto doloroso, confondente e spaventoso sui bambini. Non solo il vedere la violenza: il sentire il rumore delle percosse, della rottura di oggetti, l’udire le voci alterate, le minacce, gli insulti, le grida, i pianti.
In varie ricerche si riferisce che adolescenti vittime di violenza assistita sono a più alto rischio di incidenza di comportamenti devianti. La violenza domestica può condurre a sviluppare rapporti di coppia a loro volta improntati alla violenza.
I femminicidi sono solo la punta dell’iceberg.
Un uomo che uccide una donna ha cominciato prima ad offenderla, a sminuirla, a ridicolizzarla, poi l’ha maltrattata, l’ha strattonata, l’ha picchiata e abusata, spesso per molti anni. Il femminicidio non è che la parte drammaticamente conclusiva di un fenomeno molto più articolato e complesso.
Alcune cose da fare
Per eliminare la disuguaglianza:
- Aumentare la consapevolezza del proprio modo di leggere e interpretare le differenze di genere;
- Riconoscere e valorizzare il ‘femminile’ all’interno di una cultura che assume la maschilità come standard;
- Sviluppare le proprie potenzialità nell’ottica della realizzazione personale e professionale;
- Sensibilizzare sui temi di genere, rendendo gli attori più consapevoli degli effetti dello stereotipo secondo cui i tratti di successo del comportamento manageriale corrisponde a caratteri tipici della maschilità;
- Superare le pratiche di divisione sessuale del lavoro;
- Organizzare diversamente il lavoro (maggiore flessibilità nella distribuzione degli orari, nei percorsi di carriera, nella mobilità verticale e orizzontale).
