Laboratori

CONCEPT:

Narrare di sé per capirsi, narrare di sé per evolvere.

Il Comitato Falenablu, con sede a Trento, tramite un corso di lavorazione dell’argilla con realizzazione di manufatti artistici, promuove un percorso di consapevolezza personale sul proprio vissuto. Rivolto a tutte le donne, anche le donne vittime di violenza, il percorso permette a ciascuna di creare una propria un’opera d’arte composta da tavolette narrative che attinge dal proprio archivio emozionale personale senza utilizzare parole. La proposta si sviluppa come mini-corso di manipolazione di stampo autobiografico, basato sull’autobiografia cognitiva di Duccio Demetrio.

L’artista Valentina Musmeci propone annualmente un Laboratorio di Ceramica con la possibilità di coinvolgere altre Associazioni o Centri antiviolenza, Case Famiglia e Case Rifugio, Cooperative e Enti pubblici e/o per donne libere cittadine. Il periodo suggerito va da ottobre a novembre con almeno tre appuntamenti. 

Come nei laboratori di Falenablu, le opere saranno colorate di blu, colore della comunicazione e della fiducia, per sviluppare una riflessione sulla comunicazione, sia nei media o social che nelle relazioni interpersonali e, nello specifico, di coppia. Le tavolette di ceramica realizzate saranno cotte e possibilmente esposte al pubblico nel mese di novembre, intorno al 25 novembre Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Chi li conduce?

Valentina Musmeci, socia fondatrice di Falenablu, da più di dieci anni promuove la manipolazione dell’argilla quale strumento di riflessione su sé e sugli altri. 

Artista e fotografa, Musmeci offre la propria collaborazione a titolo di volontariato durante i laboratori di Falenablu in tutte le città d’Italia.

l’idea è originale

Il percorso autobiografico, basato sui principi dell’autobiografia di Duccio Demetrio, consente una rielaborazione del vissuto attraverso un prodotto artistico che incide la realtà con una nuova intenzione.

Attraverso la manipolazione dell’argilla si può trasferire alla materia qualcosa che non si è in grado di nominare o di esplicitare.

Perché lo facciamo?

La proposta si pone l’obiettivo di raccontare esperienze di vita attraverso il linguaggio artistico, con le mani, con la pittura e con l’ascolto di sé. Il percorso porta una riflessione psicologica e una consapevolezza diversa senza il bisogno di utilizzare parole. 

Uno, più intimo, è il primo obiettivo, legato all’approfondimento del vissuto individuale e alla consapevolezza delle proprie azioni; l’altro obiettivo raggiunto, non secondario, permette alle donne accolte nelle strutture antiviolenza di uscire sul territorio ed entrare in contatto con gruppi sociali diversi, promuovendo l’inclusione delle donne appartenenti a strutture protette.

Alcune foto dei laboratori

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