Come nasce la violenza

Il contesto in cui nasce la violenza 

Parlare solo di violenza contro le donne è una scelta precisa di Falenablu: la disparità e lo sbilanciamento delle relazioni tra uomini e donne è, nelle nostre convinzioni, il primo squilibrio delle società. Lavorando in questo ambito, Falenablu non nega l’esistenza di un forte fenomeno di violenza contro gli uomini o contro altre categorie. La scelta che socie e soci hanno eseguito dopo attenta riflessione promuove lo spostamento di quell’ago della bilancia che, per fattori culturali e comportamentali indotti, rimane tutt’oggi spostato da una parte sola. 

Consapevoli che tale sbilanciamento sia dannoso sia per gli uni che per le altre, consapevoli che nella famiglia, nella scuola e nella società intera manchino occasioni formative adatte e aggiornate e stimoli culturali che portino il cambiamento, Falenablu opera per disseminare azioni culturali a favore della consapevolezza.

Violenza - Falena Blu

La normativa europea definisce il principio di pari opportunità come l’assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse al genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale.

Il sessismo si diffonde attraverso il linguaggio, l’educazione, i media e la cultura stessa di un popolo facendo acquisire a certi comportamenti un principio “naturalizzante”, che li rende naturali o normali. L’educazione alle pari opportunità è il mezzo più efficace per smuovere il cambiamento all’interno di una cultura non paritaria.

In un’Italia che apparentemente riconosce la piena parità di diritti a tutte/i, il costante riaffermarsi di vocabolari violenti, di ragionamenti non equi e di crimini di natura sessista ci costringe a interrogarci sulla reale diffusione dei valori di libertà ed eguaglianza. 

Per capire come nasce la violenza di genere è necessario avviare un discorso aperto, che abbatta i pregiudizi e provi a capire quali strumenti mettere in campo per sradicare le disparità di genere che ancora oggi si annidano dietro un finto raggiungimento della piena parità.

Alcuni dati storici

La violenza è trasversale a tutte le classi sociali, etnie e religioni. Non esistono determinismi sociali che rendono gli uomini più o meno violenti. Ricchi o poveri, bianchi o neri, occupati o disoccupati, cristiani o musulmani: non ci sono categorie di uomini buoni contro uomini cattivi. Gli uomini violenti agiscono deliberatamente, non sono alcolizzati e non hanno disturbi mentali: solo il 10% ha problemi di dipendenze o patologie psichiche.

Sono 6 milioni 788 mila le donne che hanno subito qualche forma di violenza nella loro vita, lo rende noto l’Istat nell’ indagine “La violenza contro le donne dentro e fuori la famiglia” relativa al quinquennio che include il 2014 (pochi anni fa dunque).

La violenza sessuale resta la forma più diffusa (21%), affiancata da quella fisica (20,2%) e dallo stalking (16,1%). La violenza cui bambine e bambini sono sottoposti ha un impatto doloroso, confondente e spaventoso sui bambini. Non solo il vedere la violenza: il sentire il rumore delle percosse, della rottura di oggetti, l’udire le voci alterate, le minacce, gli insulti, le grida, i pianti.

In varie ricerche si riferisce che adolescenti vittime di violenza assistita sono a più alto rischio di incidenza di comportamenti devianti. La violenza domestica può condurre a sviluppare rapporti di coppia a loro volta improntati alla violenza.

I femminicidi sono solo la punta dell’iceberg.

Un uomo che uccide una donna ha cominciato prima ad offenderla, a sminuirla, a ridicolizzarla, poi l’ha maltrattata, l’ha strattonata, l’ha picchiata e abusata, spesso per molti anni. Il femminicidio non è che la parte drammaticamente conclusiva di un fenomeno molto più articolato e complesso.

Alcune cose da fare

Per eliminare la disuguaglianza:

  • Aumentare la consapevolezza del proprio modo di leggere e interpretare le differenze di genere;
  • Riconoscere e valorizzare il ‘femminile’ all’interno di una cultura che assume la maschilità come standard;
  • Sviluppare le proprie potenzialità nell’ottica della realizzazione personale e professionale;
  • Sensibilizzare sui temi di genere, rendendo gli attori più consapevoli degli effetti dello stereotipo secondo cui i tratti di successo del comportamento manageriale corrisponde a caratteri tipici della maschilità;
  • Superare le pratiche di divisione sessuale del lavoro;
  • Organizzare diversamente il lavoro (maggiore flessibilità nella distribuzione degli orari, nei percorsi di carriera, nella mobilità verticale e orizzontale).